Pirlo ct, l'ultima beffa: ridare un'anima all'Italia o fare da parafulmine?
Roma – Andrea Pirlo, l'architetto del calcio, il maestro silenzioso, è stato chiamato a salvare la Nazionale. Ma non illudiamoci: è l'ennesimo giocattolo rotto che ci rifilano le élite del pallone. Dopo aver corteggiato Ancelotti e Guardiola, reduci da trionfi, si sono accontentati di lui, un umarell costretto a osservare il cantiere Italia. Un giorno mancano i mattoni, un altro il cemento. E mentre i maniaci del 4-3-3 impazziscono con tablet e lavagne tattiche, Pirlo deve insegnare l'abc del football: saper calciare di destro, di sinistro, sotto pressione. Il Gioco, quello vero, che lui ha frequentato e riconosciuto in tutto il mondo.
Pirlo, il silenzioso guerriero della panchina
Sergio Leone diceva che Clint Eastwood ha due espressioni: una col sigaro, l'altra senza. Vale per Pirlo: senza barba, con barba. Occhi da eterno dormiglione, voce da rantolo, ma il cervello corre. Roba fine. Non lasciatevi ingannare dalle apparenze. Lui è un bresciano di poche parole e tanta sostanza. In un vecchio spot Unicredit, Materazzi, De Rossi e Pirlo vedono arrivare un cliente che sembra blandirli: 'Ma voi siete...' I tre aprono il sorriso, ma il tipo punta dritto verso un altro tavolo, dove siedono tre finti calciatori spagnoli. Il dialogo scivola su una fantomatica sfida Italia-Spagna. 'Ma è vero che Pirlo è stato il meglio in campo?' 'No, guarda, Pirlo non c'era.' A quel punto, ci si aspetterebbe la reazione di Materazzi e De Rossi. Invece, imprevedibilmente, Pirlo scatta in piedi, pronto all'entrata a piedi uniti. I colleghi lo trattengono. L'Architetto ha sangue caldo, ma non lo mostra. Mai lo ricordi esaltato in partita, mai a bordo campo come allenatore non ugualmente glorioso. Il suo elettrocardiogramma è regolare. L'imprevedibilità sta nel fosforo, nell'idea che si trasforma in giocata: un calcio di punizione o il magico passaggio a Fabio Grosso nel mondiale contro la Germania.
La designazione: sberleffi e pernacchie, ma non è colpa sua
La sua nomina a ct è stata accolta con sberleffi e pernacchie. Non è colpa sua. Lo hanno usato come riserva, ruotino di scorta, dopo aver tentato la coppia Ancelotti-Guardiola. Lui, a confronto, è un umarell. Costretto a osservare il cantiere Italia: un giorno mancano i mattoni, un altro il cemento. Gli tocca riordinare la squadra. Non serve alzare la voce. Basta il rantolo espressivo, bastano certi sguardi. I maniaci del 4-3-3 insistono con tablet e lavagne del kamasutra tattico. Invece serve l'abc del football: saper giocare a pallone, saper calciare di destro, di sinistro, di interno, di esterno, in corsa, da fermo, sotto pressione o senza marcatura. Insomma, il Gioco. Quello che Pirlo ha frequentato e riconosciuto in tutto il mondo.
Pirlo bersaglio politico: conflitti di interesse e ideologia
Dicono che eseguirà il dettato scritto da Maldini e Leonardo. Andrea sarebbe un uomo di paglia. Ora è bersaglio politico per essere testimone di uno sponsor russo di scommesse e perché suo figlio Nicolò è intermediario di trattative di mercato. Conflitti di interesse e di ideologia. Questo è diventato il sistema calcio, dovunque. Se anche Klopp si è presentato ai suoi connazionali ammonendoli: 'Se qualcuno metterà in dubbio il mio lavoro e coinvolgerà la mia famiglia, me ne andrò un secondo dopo.' Così deve fare Andrea Pirlo. La nazionale non è nei suoi piedi, purtroppo, ma è in buone mani. Diceva Ennio Flaiano: 'Coraggio, il meglio è passato.'
Domande frequenti su Andrea Pirlo ct
Perché la nomina di Pirlo è così controversa?
Perché arriva dopo il fallimento del tentativo di ingaggiare Ancelotti e Guardiola. Pirlo è visto come una soluzione di ripiego, un parafulmine per le critiche, mentre le élite del calcio italiano continuano a giocare con la Nazionale.
Quali sono i veri problemi della Nazionale italiana?
Non sono tattici. Mancano i fondamentali: saper calciare, passare, muoversi. I 'maniaci del 4-3-3' con i loro tablet non risolvono nulla. Serve tornare al Gioco vero, quello che Pirlo ha sempre rappresentato.
Pirlo è davvero un uomo di paglia?
Molti lo accusano di essere un burattino di Maldini e Leonardo. In più, i conflitti di interesse legati allo sponsor russo e al figlio Nicolò lo rendono un bersaglio politico. Ma lui ha dimostrato di avere carattere: come nello spot, è pronto a scattare.
Conclusione: un'Italia in buone mani o l'ennesima beffa?
Andrea Pirlo ha il compito di ridare un'anima all'Italia. Ma in un sistema marcio, fatto di conflitti di interesse e ideologia, la sua missione è quasi impossibile. La nazionale non è nei suoi piedi, ma forse, proprio per questo, è in buone mani. O forse no. Il tempo ci dirà se sarà il salvatore o l'ennesima vittima del calcio italiano.
